<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808</id><updated>2011-07-04T10:07:31.312-07:00</updated><title type='text'>Enrico Martolini-Pagine di guerra</title><subtitle type='html'>In questo blog desidero pubblicare le pagine di un libretto scritto da mio nonno Enrico Martolini nel 1924, nel quale si rievocano alcuni giorni della guerra '15 '18.

Lo faccio con piacere, rispetto e riconoscenza verso un nonno che non ho mai conosciuto, ma che ho sempre amato e rispettato attraverso le parole e i ricordi dei miei genitori........

Enrica Martolini</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>8</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-4198998981997098196</id><published>2011-04-03T02:25:00.000-07:00</published><updated>2011-04-03T11:22:26.709-07:00</updated><title type='text'>-5-</title><content type='html'>Gorizia era un inferno! Da tutte le alture circostanti ancora ancora occupate dal nemico, piovevano sulla città martoriata proiettili di grosso calibro che scoppiavano seminando rovina e morte. Le strade erano percorse da truppe di rincalzo che si avviavano ad alimentare la battaglia. Cadaveri dappertutto: molti orribilmente mutilati.&lt;br /&gt;Effettuata la consegna dei prigionieri ad un Ufficiale addetto, e lasciato momentaneamente il comando della scorta al S.Tenente &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Capuis&lt;/span&gt; (che più non ritrovai) corsi al prossimo punto telefonico per avere dal mio Comando di Brigata indicazioni precise circa la località dove avrei dovuto ricondurre questo piccolo reparto a cui si erano aggiunti alcuni militari dispersi di altri Reggimenti. Ciò necessitava far conoscere, perché nel frattempo, potevano essersi vetrificati spostamenti di linea. Mentre stavo telefonando, uno shrapnel scoppiò in mezzo alla vi;  alcune pallette infransero i vetri d'una finestra e andarono a conficcarsi nella parete.&lt;br /&gt;L'ordine mi fu trasmesso (comunicazione drammatica e più volte interrotta). Mi si ingiungeva inoltre, sotto la mia personale responsabilità, di ricondurre in linea, e con qualunque mezzo, quanti militari dispersi incontrassi.&lt;br /&gt;Feci quello che potei, dopo varie peripizie, attraversando una zona battuta da un violento fuoco di sbarramento, giunsi con una cinquantina di uomini, di cui una buona parte rastrellati, nella posizione conquistasta al mattino, dove ancora fervevano lavori per il rafforzamento. Rivedendoci incolumi dopo la battaglia, il Capitano ed io ci abbracciammo commossi.&lt;br /&gt;Il mio attendente che era venuto con la scorta prigionieri a Gorizia, mentre mi seguiva di corsa al posto telefonico fu colpito da una scheggia di granata alla mano destra e, assai gravemente ferito,fu ricoverato all'Ospedale. Io non mi accorsi della sua assenza se non quando giungemmo in trincea e solo più tardi seppi della sua ferita.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio del 12 stesso,doèpo aver respinto ancora contrattaccho nemici e riordinati il più possibile i reparti, fu provveduto al rafforzamento del terreno sistemando opportunamente le mitragliatrici. Provedemmo inoltre a sgombrare il trincerone dai cadaverinemici. Legati per i piedi con una corda, si trascinavano fino all'orlo di una boscaglia scoscesa in cui si precipitavano. Operazione lugubre ma necessaria, perché lì dovevamo stare almeno una notte. Anche i nostri Morti furono tolti ed appartaticoprendoli ciascuno con una mantellina o con altri Loro indumenti&lt;br /&gt;Ho già detto che molte e dolorose furono le nostre perdite, sebbene il nemico avesse la peggio. Dei dodici Comandanti di Compagnia, cinque erano morti sul campo: Capitano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Marotta&lt;/span&gt;, Capitano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;De Paola&lt;/span&gt;, Capitano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Cesarini&lt;/span&gt;, Capitano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Comparato&lt;/span&gt;, Tenente&lt;span style="font-style:italic;"&gt; FFrisoli&lt;/span&gt; e due erano rimasti feriti: Capitano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fresco&lt;/span&gt; e Capitano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rizzo&lt;/span&gt;. L'unico Maggiore Comandante di Battaglione Cav. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Angiono&lt;/span&gt; fu ferito gravemente al capo. E così in proporzione si ebbero perdite nei subalterni nei graduati e nella truppa.&lt;br /&gt;Della mia compagnia cadde, gravemente colpito al petto, il mio compagno di tenda a Villafranca Padfovana, S.Tenente &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gino Coen&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;[ &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Coen Gino (1885-1917) Livornese appartenente a famiglia ebraica (figlio di Dario), era nato a Pisa il6 novembre 1885. Morì il 16 agosto 1917 a Gorizia nella 48° sezione sanitaria) per ferite riportate in combattimento. Sottotenente del 97° Regg. Fanteria, già proposto per la Medaglia d'Argento, venne decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare" da Livorno nella Grande Guerra di Carlo Adorni-Ed. IL QUADRIFOGLIO-pag. 265&lt;/span&gt;]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-4198998981997098196?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/4198998981997098196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=4198998981997098196' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/4198998981997098196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/4198998981997098196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2011/04/5.html' title='-5-'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-3829625641058219280</id><published>2011-03-26T02:01:00.000-07:00</published><updated>2011-04-03T02:25:13.312-07:00</updated><title type='text'>All'alba del giorno 12 agosto</title><content type='html'>All'alba del giorno 12 Agosto, triste e glorioso, era stato deciso l'attacco a fondo della quota 174 Ovest. mi piace ricordare che ciascuno di noi, pur non dissimulandosi la gravità del compito, era animato dal più grnde entusiasmo; e quando venne l'ordine di attacco, i nostri bravi soldati, in gran parte reduci dalla Libia e già provati dai disagi e dai pericoli dei giorni precedenti, balzarono come un sol uomodalle posizioni, slanciandosi al seguito dei prpri Ufficiali. Si urlava "Savoia, avanti" sebbene tale grido di guerra non fosse più voluto negli assalti, che dovevano invece sorprendere il nemico improvvisie violenti. Ma l'entusiasmo non si comprime facilmentee d'altronde gli austriaci non ignoravano certo la nostra azione, sia già perchè si svolgeva di giorno sotto i nostri occhi vigili. Ho sempre, e lo conserverò gelosamenteun fazzoletto tricolore che ebbi, dolce e grato ricordo, una sera, prima della partenza per il fronte al Politeama Livornese in cui sirappresentava i" Il Tessitore" Allora lo agitavo al suono degli inni patriottici, ol 12 Agosto lo sventolai davanti ai miei soldati tutti meravigliosamente impetuosi dinanzi alla mischia imminente.&lt;br /&gt;Superate le fasce esterne dei reticolati nemici e la prima linea dei trinceramenti, ci trovammo a contatto con diversi nuclei appostati nel bosco, tra la prima e la seconda linea nemica. L'urto fu tremendo, indescrivibile. La baionetta lavorava e mi ricordordo che, certo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tortori&lt;/span&gt; fiorentino, vantava le sue prodezze facendomi balenare la sua baionetta arrossata, instancabile! Molti dei nostri cadevano e pure l'impeto della battagia cresceva. Scoppiavano di tratto in tratto le bombe a mano e diradavano la mischia, la sedavano quasi; poi l'urto riprendeva violento e terribile.&lt;br /&gt;Ad un certo momento un centinaio di austriaci sbucarono improvvisi dal bosco, quasi a tagliarci la strada: Ma l'assalto irruento li aveva demoralizzati. "Arrendetevi" gridai. Gli uomini del mio Plotone li aggirarono intimando loro di alzar le braccia e gettare le armi. Si arresero. Su quelle povere facce c'erano i segni di una lunga sofferenza e di una stanchezza infinita; negli occhi spaventosamente dilatati, impresso un terrore folle che non dimenticherò: Alcuni di essi erano feriti. Mi ricordo di un Sott'Ufficiale austriaco a cui una scheggia di granata aveva prodotto una ferita orrenda alla faccia; la bocca non era più che un'apertura informe, sanguinolenta, orribile a vedersi: eppure il disgraziato camminava ancora. Lo feci al prossimo  posto di medicazione unitamente ad un altro ferito all'addome, in condizioni gravi.&lt;br /&gt;Devo confessare che non tutti i miei soldati mostrarono verso i nemici quel contegno che si deve ai prigionieri di guerra. Alcuni dei nostri, ancora eccitati dall'orrore della mischia, li insultavano, ed avrebbero certo trasceso se non avessi, con la disciplina, recisamente imposto a tutti quel rispetto dovuto ai nemici vinti ed inermi.&lt;br /&gt;I prigionieri furono inquadrati; io stesso presi il comando della colonna, e, con pochi uomini di scorta, ci avviammo al prossimo posto di concentrazione.&lt;br /&gt;Intanto la battaglia infuriava, e se molte e dolorose furono le nostre perdite, l'esito della giornata fu a noifavorevole, perché il trincerone fu conquistato. Reparti del 1° Battaglione, comandati dal valoroso Maggiore &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Angiono&lt;/span&gt;, riuscirono riuscirono anzi ad oltrepassarlo tentando di impadronirsidi una linea di trincee avanzate; ma furono respinti sanguinosamente: Avemmo in questa azione sfortunata le maggiori perdite. Anche il nemico lasciò sul terreno numerosi morti.&lt;br /&gt;Ai prigionieri fatti dal mio Plotone si unirono altri, che incontrammo nella discesa, comandati dal S.Tenente &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Capuis&lt;/span&gt;. la colonna risultò quindi di circa 150 prigionieri di cui io presi il comando come Ufficiale più anziano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-3829625641058219280?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/3829625641058219280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=3829625641058219280' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/3829625641058219280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/3829625641058219280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2011/03/allalba-del-giorno-12-agosto.html' title='All&apos;alba del giorno 12 agosto'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-5778734737780877258</id><published>2008-04-25T12:15:00.000-07:00</published><updated>2008-04-25T13:15:17.278-07:00</updated><title type='text'>- 3° -</title><content type='html'>Dal giorno 9 eravamo quasi digiuni perché i rifornimenti non giungevano e le poche provviste in viveri di riserva erano quasi esaurite. La sete poi ci tormentava. Ma ciò che maggiormente influiva sulla spossatezza delle nostre truppe, più che i disagi, la mancanza assoluta di riposo: Fino dalla notte del 7 Agosto non avevamo chiuso occhio e pure dovevamo apprestarci a più gravi cimenti. Il riposo ed il sonno, dopo un lungo, dopo un lungo periodo di disagi, sono tali necessità per il nostro corpo che superano ogni bisogno, vincono ogni altro sentimento. La fame e la sete si possono sopportare a lungo, ma il bisogno di riposo si impone ai nostri sensi anche se il pericolo ci incalza o ci sovrasta. E' inflessibile. Tutti i combattenti lo sanno.&lt;br /&gt;Nei fugaci momenti di tregua ciascuno riconosceva se stesso nel volto dei compagni: barbe lunghe e incolte, occhi un po' dilatatai con lo sguardo incerto come errante in una visione lontana, fuggevole e, diffuso sulle guance, quel pallore caratteristico della lunga stanchezza senza ristoro.&lt;br /&gt;Mi ricordo che per una notte dovemmo sostare per una notte in un campo di lino, nei pressi di una villa abbandonata: ero col mio Plotone distaccato dalla Compagnia che dovevo raggiungere, secondo gli ordini, all'alba su una altura circostante. Del mio Battaglione era con me il S. Tenente &lt;em&gt;Casali&lt;/em&gt; Ufficiale Zappatore, col suo reparto. Il nemico non dava tregua, ma&lt;br /&gt;la stanchezza si appesantì su noi e nessuno pensò di muoversi sebbene sul nostro capo miagolassero le pallottole, ininterrottamente. Al mio fianco era cone sempre il mio attendente G&lt;em&gt;iuseppe Vanni, &lt;/em&gt;fedelissimo. Pur avendo coscienza del pericolo, nessuno volle nè potè privarsi di quel po' di riposo! Se dovessi anzi dire la impressione provata in quei momenti, oserei affermare che quell'intenso fuoco di fucileria, tanto vicino alle nostre teste da radere gli arbusti in cui eravamo affondati, ci dava quasi soltanto un senso di molestia, perché ci disturbava nel sonno!&lt;br /&gt;La sera dell'11 una nostra sezione di bombarde, con tiri metodici e precisi,aveva in parte smantellato un trincerone blindato austriaco che scorgevasi benissimo sulla quota 174. Ci fu, la sera stessa, gran rapporto di tutti gli Ufficiali del 97°. il Colonnello Brigadiere &lt;em&gt;Arturo Nigra, &lt;/em&gt;che aveva il comando dell'azione, parlò conciso e rudemente concluse così: "Hanno veduto quel trincerone? Stanotte, o domani all'alba, dev'essere nostro. A qualunque costo, m'intendono?!" Parole crude queste, che chi le udì quella sera, in mezzo all'oscurità di quel bosco infido, non le dimenticherà più mai. Si comprese da tutti che era un grave cimento poiché noi occupavamo una quota fronteggiante le ben munite posizioni del nemico; dovevamo perciò discenderla allo scoperto ed aggrapparci alle pendici opposte della quota 174 Ovest, da cui gli austriaci dominavano. Mi ricordo, come ora, che vidi, e pur troppo per l'ultima volta, l'amico mio S. Tenente &lt;em&gt;Canessa&lt;/em&gt; del 2° Battaglione, seduto a terra, appoggiato ad un tronco d'albero. "Carlino come va?" gli dissi "ritorneremo a Livorno?" Mi rispose ciò che anch'io in quel momento pensavo "Sarà difficile!" Fu profeta per sé: poche ore dopo cadde all'assalto nelle linee nemiche e nemmeno le sue ossa poterono ritornare! [&lt;em&gt; Canessa Carlo (1889-1916) - Figlio di Giulio Cesare, era nato a Livorno il 27 agosto 1889. Morì in combattimento sul Medio Isonzo il 12 agosto 1916. Sottotenente del 97° Regg. Fanteria, fu decorato di Medaglia d'Argento al V.M. - da: LIVORNO NELLA GRANDE GUERRA di Carlo Antoni editrice "Il Quadrifoglio"&lt;/em&gt;]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-5778734737780877258?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/5778734737780877258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=5778734737780877258' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/5778734737780877258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/5778734737780877258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2008/04/3.html' title='- 3° -'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-8353847934141928153</id><published>2007-09-09T11:59:00.001-07:00</published><updated>2007-09-09T12:52:44.788-07:00</updated><title type='text'>---2°---</title><content type='html'>La mattina successiva, 10 Agosto, per un tentativo di attacco alla quota 174, la nostra Compagnia si portò a prolungare la fronte di un'altra del I Battaglione che si tratteneva aggrappata ai profondi reticolati ancora intatti della nuova posizione nemica. La Compagnia in questo spostamento si trovò più volte esposta al fuoco del nemico annidato in un bosco che dovemmo fronteggiare e in parte attraversare. Gli uomini del mio Plotone il 4°, dovettero, a un certo momento gettarsi a terra per sfuggire il più possibile al fuoco intenso che ci avvolgeva. Avevamo infatti la impressione di essere circondati, perchè la fucileria nemica scoppiettava intensa da ogni parte. Sull'argine a cui eravamo addossati, si vedevano evidenti gli effetti del tiro: la terra colpita dalle pallottole saltava in aria investendoci. Non ritenni doverci fermare più oltre, anche per evitare il pericolo di perdere il collegamento con la Compagnia e rimanere isolati. Confesso che ciò fu per me, modesto comandante di Plotone, una delle eventualità che più mi preoccupavano in quei giorni, in cui, necessariamente, dovevano avvenire nei nostri reparti frequenti e veloci spostamenti di linea. La Compagnia, compiuto miracolosamente senza perdite questo spostamento, venne a trovarsi contro l'argine di un torrente che scorreva sotto la parte bassa della quota, esposta così al fuoco delle mitragliatrici sui due fianchi scoperti e con d'innanzi i trinceramenti nemici, completamente blindati, dominanti. Un soldato del mio plotone, &lt;em&gt;De Marchi,&lt;/em&gt;cadde subito ferito alla testa e rimase pure ferito gravemente da pallottola esplosiva, di cui molto usava il nemico contro ogni convenzione internazionale, il Caporale &lt;em&gt;Paccara.&lt;/em&gt; Il fuoco si intensificava sempre di più. Il mio Capitano &lt;em&gt;Claudio &lt;/em&gt;V&lt;em&gt;isin, &lt;/em&gt;piemontese valorosissimo ufficiale in S.A.P e già reduce dalla Libia, tenne con me, che ero il suo subalterno più anziano, un breve consiglio sul da farsi data la trgicità del momento e considerando la situazione nostra insostenibile. Venne tempestivamente l'ordine dal Comando di sgombrare i reticolati nemici per dare modo ad una batteria di bombarde di eseguire tiri di distruzione sui reticolati medesimi., e4 di riportare quindi la Compagnia sulla posizione di partenza. Si presentava allora una nuova difficoltà perchè dovevasi riopercorrere un ripida salita per un lungo tratto dell'altura fronteggiante le posizioni del nemico ormai in allarme e quindi esposti al tiro delle sue mitragliatrici. Fu stabilito che il reflusso dovesse avvenire a soli due soldati alla volta, ma, malgrado le precauzioni, il nemico accortosi dekl nostro movimento, cominciò a concentrare un intenso fuoco di mitragliatrici e di bombe a mano proprio sotto i reticolati dove dove stava la Compagnia. Durante il ripiegamento alcune truppe nemiche erano penetrate nel bosco e fu così che un mio collega, comandante del 3° Plotone, S. Tenente &lt;em&gt;Turrini, &lt;/em&gt;rimase prigioniero. Nessuno allora se ne accorse ed anzi debbo dire che al nostro ritorno sulle posizioni di partenza, preoccupato della sorte di lui, che poteva essere rimasto ferito e quindi nella impossibilità diseguirci, mi offersi di ritornare nella notte a farne ricerca con una nostra pattugliaM; ma il mio Capitano ritenne che ciò non potesse farsi senza grave pericolo per noi e non acconsentì alla proposta. Fu dato disperso e solo molto tempo dopo si seppe della sua cattura.&lt;br /&gt;     Per trasportare il povero Caporale &lt;em&gt;Paccara &lt;/em&gt;che, sebbene medicato alla meglio della sua grave ferita alla gamba, era in pietose condizioni, fu necessario improvvisare una barella servendosi all'uopo della giubba del soldato &lt;em&gt;De Marchi &lt;/em&gt;ucciso e di due fucili. A sera inoltrata eravamo di nuovo,  sopportando disagi inauditi e superandogravi pericoli, sulla posizione del mattino. La notte stessa e la notte successiva dell'11 agosto, la Compagnia cooperò in prima linea, sempre di fronte alla quota 174 Ovest, a respingere forti contrattacchi nemici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-8353847934141928153?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/8353847934141928153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=8353847934141928153' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/8353847934141928153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/8353847934141928153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2007/09/2.html' title='---2°---'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-4110839341563224319</id><published>2007-08-23T13:18:00.000-07:00</published><updated>2007-08-23T14:27:06.796-07:00</updated><title type='text'>---1°---</title><content type='html'>...............................................................................................................................................................................&lt;br /&gt;Partiti da Persereano il 6 Agosto 1916, dopo tre giorni e tre notti di marcia forzata, giungemmo ad Oslavia il9 Agosto all'alba. Oslavia non era più che un cumulo di rovine e pure le artiglierie nemiche non cessavano di martellarla. In un camminamento vidi il primo cadavere. Era un nostro fante completamente equipaggiato e sembrava dormisse  poichè rivolto verso il terrapieno. Era enfiato ed esalava già quel triste fetore proprio dei corpi in decomposizione. Provai ribrezzo e pietà, ma dovevamo ben abituarci a simili spettacoli, giacchè noi pure entravamo in scena.&lt;br /&gt;Proseguimmo, superammo il Peuma attraversando quindi il Lenzuolo Bianco. Questa funesta quota, teatro di una lotta terribile nella notte del 6 Agosto, era cosparsa di cadaveri le cui esalazioni erano insopportabili.&lt;br /&gt;Alcuni di Essi avevano avuto dalla pietà dei superstiti un'affrettata sepoltura, forse quando ancora non era spenta l'eco della battaglia. Affioravano dalla terra smossa e se ne indovinavano le forme.&lt;br /&gt;Spesso su quei tumuli una croce improvvisata recava a matita, su semplice carta, il nome del Caduto.&lt;br /&gt;Perchè quel nome che non durerebbe più d'una notte? che il primo soffio di vento carsico avrebbe strappato lontano, la guazza o la rugiada cancellato per sempre?&lt;br /&gt;Quelli che, come noi, sarebbero passati attraverso quel cimitero recente, li avrebbero appena guardati quei nomi, poi null'altro. - Perchè dunque? Non importa. - Era quello l'ultimo pensiero di pietà fraterna pei compagni caduti, l'ultimo modo di esprimerlo nell'ora incalzante, d'insegnarlo ai sopravvenienti.&lt;br /&gt;Quel cartellino tenue, infisso nel Simbolo eterno, fragile come una foglia d'autunno, era come l'estrema carezza,  l'addio dei compagni superstiti, l'ultimo appello!&lt;br /&gt;Ho pensato più volte tristemente a quei tumuli del "Lenzuolo Bianco" e vedo ancora i loro nomi scritti a fatica, in balia di un alito che doveva disperderli ben presto e lasciare più tristi e più soli quei poveri Morti, ignoti per sempre, involati forse alla gloria, certo a una Mamma!&lt;br /&gt;Confesso che non ancora temprati alla battaglia rimanemmo assai turbati alla vista di tanta strage; era per noi la prima cruda rivelazione della guerra. Il silenzio tragico che c'incombeva era rotto di frequente da scoppi fragorosi di shrapnels che ci sbandavano momentaneamente; poi riprendevamo la nostra triste marcia. Ebbi lì,  primo del Reggimento il battesimo del fuoco: una leggerissima ferita alla mano sinistra di cui ancora vedo la traccia. Un Sottotenente medico, Maestri di Parma,  mi medicò. Povero compagno! attendeva da un giorno all'altro l'esonero che gli spettava per la sua età e per la qualità sua di medico condotto e quando gli giunse fu troppo tardi. Durante la battaglia del 12 Agosto rimase sepolto col Capitano medico e con altri sotto le macerie del suo posto di medicazione, su cui scoppiò terribile un proiettile di grosso calibro.&lt;br /&gt;Per raggiungere il  ponte sull'Isonzo e porre piede in Gorizia, dovemmo attraversare la strada Peuma-Osteria del Ponte; durante lo sfilamento il nemico, che ci aveva individuati, concentrò sul nostro passaggio, dal S. Gabriele e dal Monte Santo, un interrotto e preciso tiro d'artiglieria. Per disciplinare il passaggio delle truppe, ed evitare pericolosi agglomeramenti, attraversammo la strada battuta uno alla volta e di corsa veloce. Mi ricordo bene che prendevamo il contrattempo prima di balzare innanzi; essendo il tiro nemico eseguito metodicamente, attendevamo che il proiettile esplodesse e poi subito dopo ci si slanciava nella corsa. L'esperienza ci aveva insegnato che fra la partenza e l'arrivo di un grosso proiettile, intercorrevano alcuni istanti, sufficienti, in caso,per gettarsi aterra appena avvertito il colpo di partenza ed esporsi così il meno possibile agli effetti del tirio. Malgrado tali precauzioni, un graduato e tre soldati rimasero sul terreno. Mi ricordo anzi che nella corsa bisognava superare i loro corpi che ingombravano la strada.&lt;br /&gt;Alle 17 dello stesso giorno 9 Agosto fu iniziato con le dovute cautele, pochè il nemico ci aveva ormai scorti e seguiva il nostro movimento, il passaggio dell'Isonzo su una passerella di legno per entrare in Gorizia, la città agognata. Questa passerella che già spezzata dal fuoco nemico, era stata riparata con sacrificio di uomini da un reparto del Genio nella notte dell' 8 Agosto, oscillava al nostro passaggio e sembrava irridere con la sua fragilità l'intenso bombardamento concentrato su di essa per infrangerla di nuovo. riuscimmo a passare senza perdite e a penetrare nella Città, la cui occupazione fu resa possibile dalla conquista sanguinosa, nei giorni precedenti del San Michele, del Sabotino e del Podgora, che costituivano i baluardi principali della cosiddetta "testa do ponte" di Gorizia. La Città era deserta e su di essa si accaniva la rabbia nemica impotente ad arrestare ormai il meraviglioso impeto delle nostre truppe. Ad ogni colpo seguiva un rovinio spaventoso e spesso vasti incendi, provocati da granate incendiarie, si sviluoppavano distruggendo anche le macerie. Sempre di corsa l'attraversammo e ci dirigemmo, secondo il nostro obiettivo, ad occupare una posizione avanzata ad oriente di Gorizia. A notte la mia Compagnia, la 10°,con altre del 97°, era già in ordine di combattimento sotto la quota 174 Ovest, che,  allora, costituiva uno dei più importanti capisaldi della nuova linea nemica al di là dell'Isonzo.&lt;br /&gt;------------------------------------------------------------------------------------------------&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-4110839341563224319?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/4110839341563224319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=4110839341563224319' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/4110839341563224319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/4110839341563224319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2007/08/1.html' title='---1°---'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-6109391461947506089</id><published>2007-08-20T14:17:00.000-07:00</published><updated>2007-08-21T06:04:10.398-07:00</updated><title type='text'>Introduzione</title><content type='html'>&lt;em&gt;Da assai tempo avevo pensato di scrivere i miei ricordi di guerra, ma appena mi ci provavo ne desistevo subito domandandomi: Perchè scrivo e per chi? Tutti i miei sanno, delle narrazioni fatte più volte, gli episodi salienti della mia breve campagna: agli altri nulla o ben poco può interessare. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma oggi lo scopo c'è.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Desidero che Mario un giorno, quando potrà comprenderle, legga queste pagine e le conservi. E poi se avessi tardato oltre, molti degli episodi che oggi posso narrare mi sarebbero sfuggiti, come ora ho solo un vago ricordo di tanti piccoli fatti, forse assai interessanti, che non furono fermati a tempo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Per queste ragioni ho scritto queste pagine e a Mario le ho dedicate. Ma non posso non dire qui, al mio bimbo, che a un Altro avrei potuto e forse dovuto offrirle.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;A"Nonno Turno" che nel ricordo garibaldino sentì gli entusiasmi e le ansie della nostra guerra;che, quando partimmo, pianse solo nell'anima tutte le sue lacrime mentre a noi dette incoraggiamenti e consigli. Ma la sua fibra, nell'angosciosa attesa, rimase irreparabilmente scossa. Povero Babbo! Quando ferito , ritornai a Livorno, volle per primo ricevermi alla stazione: mi ricordo che mi sostenne Egli stesso fino all'ambulanza. Potrò mai dimenticarmi il pallore del Suo viso in quella notte e le Sue lacrime silenziose?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oh certo Egli è morto un po' anche per noi!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Tenente ENRICO MARTOLINI&lt;br /&gt;97° Fanteria&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-6109391461947506089?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/6109391461947506089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=6109391461947506089' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/6109391461947506089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/6109391461947506089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2007/08/blog-post.html' title='Introduzione'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-7647771777950669656</id><published>2007-08-20T14:07:00.000-07:00</published><updated>2007-08-20T14:16:20.578-07:00</updated><title type='text'>Dedica</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;    &lt;span style="font-size:180%;"&gt;A  MARIO,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;                                            &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;perchè leggendo un giorno queste brevi pagine di guerra, vere perchè vissute, sappia e comprenda quanto sacrificio di sangue e di lacrime fu offerto dai figli generosi e dalle madri eroiche per la grandezza e la libertà della Patria italiana&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-7647771777950669656?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/7647771777950669656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=7647771777950669656' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/7647771777950669656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/7647771777950669656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2007/08/dedica.html' title='Dedica'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3307048295094688808.post-277033510557651225</id><published>2007-08-20T13:37:00.000-07:00</published><updated>2007-08-21T06:05:49.571-07:00</updated><title type='text'>In ricordo di mio nonno Enrico Martolini</title><content type='html'>&lt;em&gt;In questo blog desidero pubblicare le pagine di un libretto scritto da mio nonno Enrico Martolini nel 1924 nel quale si rievocano alcuni giorni della guerra del '15 '18.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lo faccio con piacere, rispetto e riconoscenza verso un nonno che non ho mai conosciuto, ma che ho sempre amato e rispettato attraverso le parole e i ricordi dei miei genitori.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Enrica Martolini&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3307048295094688808-277033510557651225?l=paginediguerra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paginediguerra.blogspot.com/feeds/277033510557651225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3307048295094688808&amp;postID=277033510557651225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/277033510557651225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3307048295094688808/posts/default/277033510557651225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paginediguerra.blogspot.com/2007/08/in-ricordo-di-mio-nonno-enrico.html' title='In ricordo di mio nonno Enrico Martolini'/><author><name>Orizzonte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11612385297979172388</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
